Allattamento al seno

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Quando ero incinta del mio primo bimbo avevo deciso che avrei dovuto partorire in un ospedale “amico del bambino”. Pur non essendo ancora mamma avevo le idee ben chiare sul tipo di mamma che sarei voluta diventare. Volevo fare il rooming-in (avere il mio bambino in stanza con me 24/7), volevo un valido sostegno per l’allattamento e volevo, avendo dovuto programmare un cesareo, avere comunque un parto dolce che mi consentisse fin da subito di creare un legame col mio cucciolo. Agli effetti, col senno di poi, posso dire che è stato esattamente così. La cosa che più mi ha stupita è stato che in quell’ospedale ci tenevano davvero all’allattamento al seno. La prima cosa che è stata fatta non appena Noah Severus è venuto alla luce è stata metterlo sul mio petto. Mi stavano ancora ricucendo in sala operatoria e avevo già il mio bambino appoggiato addosso che cercava di abituarsi a questo nuovo mondo. La sua unica certezza in quel momento ero io. L’ostetrica che seguiva il mio parto mi ha spiegato che permettere subito a mamma e bambino di creare un legame avrebbe anche aiutato il corretto avvio dell’allattamento al seno.

Onestamente ero un po’ scettica. Non credevo che sarei stata in grado di allattare, per questo volevo un ospedale che mi “rompesse le scatole” spronandomi a farlo. Pensate che durante la gravidanza, quando ero incinta di circa 8 mesi, stavo cenando ed ero a tavola con mio marito, improvvisamente ho sentito un forte prurito al capezzolo, mi sono grattata e da lì è uscita una goccia di latte. In quel momento il mio primo istinto è stato quello di correre verso il bidone della spazzatura e vomitare. Ecco. Diciamo che l’idea di allattare non solo non mi attirava, ma provavo anche un certo ribrezzo al pensiero di farlo. Le premesse quindi erano tutt’altro che buone.

Una volta uscita dalla sala operatoria Marinella (l’ostetrica che mi ha seguita durante il parto) ha preso quel fagottino di mio figlio tra le braccia e me lo ha attaccato al seno. Nello specifico al seno destro. Non ho vomitato, giuro. Però la sensazione è stata tutt’altro che piacevole. Era quasi, come dire, doloroso. Quando l’ho fatto notare a Marinella lei ha preso il fagotto, l’ha staccato e l’ha attaccato al seno sinistro. E così, in men che non si dica, mi sono ritrovata ad avere entrambi i capezzoli lacerati. Questo non l’ho capito fino al giorno dopo, quando ho visto che il capezzolo destro era ko. Nel vero senso della parola. Era tagliato a metà e usciva sangue. Le infermiere del reparto hanno fatto di tutto per me. Mi hanno messo la lanolina prima e dopo ogni poppata, hanno controllato che l’attacco del bambino fosse corretto e mi hanno addirittura sottoposta ad un trattamento laser per favorire la cicatrizzazione dei capezzoli. A quel punto attaccare il mio cucciolo risultava talmente doloroso che mi sono data per vinta. Forse, dopotutto, allattare non faceva per me. Intanto Noah Severus piangeva disperato. Secondo me aveva una fame da lupi. Ho insistito affinché gli venisse data un’aggiunta di latte artificiale. Nessuno voleva accontentarmi ma sono stata talmente insistente che alla fine hanno ceduto. Avevano solo un tipo di latte, in quell’ospedale nessuno sembrava pensare che l’allattamento con il late formulato fosse una buona opzione per me e per mio figlio. Il biberon di aggiunta è stato letteralmente sbranato dal piccolo che non pareva mai sazio. A discapito di quello che mi veniva consigliato io aggiungevo più grammi di latte artificiale e lo attaccavo sempre meno al seno. Alle dimissioni nessuno avrebbe scommesso un centesimo sul fatto che avrei continuato ad allattare e francamente, non avrei scommesso nemmeno io su di me. Noah Severus sembrava un bambino irrequieto che continuava a piangere disperato e a contorcersi come se stesse male. L’ho portato quasi subito dal pediatra distrettuale. Mister simpatia mi ha spiegato che è normale che i bambini piangano tanto, che probabilmente ero io che non mi sapevo prendere cura di lui e che avrei dovuto coccolarlo di più ed imparare a consolarlo. Il giorno dopo ho cambiato pediatra. Il secondo mi ha detto che erano indubbiamente coliche e mi ha prescritto un farmaco per fermarle. Il farmaco in questione funzionava una volta su 10 e il bambino continuava a piangere sempre, disperatamente. Io e mio marito non dormivamo più, sembravamo davvero due zombie. Non so nemmeno come arrivavamo a sera, o al mattino dopo. Lui doveva anche andare a lavorare e per quanto cercasse di supportarmi io stavo uscendo di testa. Continuavo a dargli l’aggiunta di latte formulato e ad attaccarlo occasionalmente al seno. Ho cambiato diverse marche di latte ed infine mi sono buttata su quello specifico per coliche. Niente pareva funzionare. Poi la svolta.

Nonostante non fossi rientrata pienamente al lavoro dovevo necessariamente fare una trasferta in Emilia Romagna. Mi sono fatta accompagnare da mio marito e mi sono portata dietro il bambino. Disgraziatamente mi ero dimenticata a casa il kit preparato con latte artificiale, biberon, acqua ecc. Ho guardato mio figlio e gli ho detto “Mi dispiace cucciolo, dovrai accontentarti del latte di mamma, spero che non morirai di fame fino a domani”. Quella è stata la prima notte in cui siamo finalmente riusciti a dormire. Il piccolo si è svegliato una sola volta per attaccarsi al seno e poi ha dormito sereno per parecchie altre ore. Ricordo che il mattino dopo l’ho cambiato e vestito ma lui non si è svegliato. Prima della riunione di lavoro ho cercato di attaccarlo al seno ma niente, non voleva svegliarsi. Sembrava che avesse un estremo bisogno di dormire. Una volta rientrati gli ho preparato un biberon di aggiunta. Di lì a poche ore il pupo aveva ricominciato a piangere disperato. A quel punto mi è venuto il dubbio che effettivamente poteva essere l’aggiunta il problema. Ho chiamato una pediatra che mi era stata caldamente consigliata da un’amica ed ho preso appuntamento da lei per la settimana dopo. All’appuntamento sono stati eseguiti dei test sul bambino che hanno rivelato che fosse intollerante al latte vaccino, al latte ovino e al latte caprino. Tutti i latti su cui poi era formulato l’artificiale. L’unico a cui non risultava intollerante era il latte di asina. Ma francamente non sapevo nemmeno dove andare a cercarlo.

A quel punto mi sono detta “Roby, devi darci dentro ed aumentare la tua produzione di latte per venire incontro alle esigenze nutrizionali di Noah senza dover ricorrere ad un latte formulato”. Da quel momento e per la successiva settimana ho tenuto il piccolo attaccato al seno il più possibile, lo stringevo a me senza indossare né reggiseno né maglietta e a lui facevo indossare solamente il pannolino. Quando non era attaccato mi tiravo il latte et voilà, in una settimana, o poco meno, la produzione di latte si era regolata sulle sue necessità.

Personalmente sono favorevole all’uso dell’aggiunta di latte formulato laddove serva, così come sono favorevole alla sostituzione del latte materno con il latte artificiale se ve ne è l’assoluta necessità. Tuttavia sono fortemente favorevole all’allattamento al seno dove possibile.

Perché ci sono dei benefici innegabili sia per mamma che per bambino. Alcuni dei quali

mi prendo la libertà di elencare qui di seguito:

  • l’allattamento al seno protegge il tuo bambino da una lunga serie di malattie
  • l’allattamento al seno può ridurre il rischio di insorgenza di allergie nel bambino
  • l’allattamento al seno, a parità di dna con un bimbo allattato artificialmente, favorisce lo sviluppo dell’intelligenza e la possibilità di avere successo nella vita
  • l’allattamento al seno può proteggere il tuo bambino dal diventare una persona obesa da adulta
  • l’allattamento al seno protegge il tuo bambino dalla SIDS (morte in culla)
  • l’allattamento al seno può ridurre i livelli di stress nella mamma e quindi riduce anche il rischio di sviluppare la depressione post parto
  • l’allattamento al seno, facendo svolgere ad esso la sua funzione fisiologica, può prevenire il rischio di contrarre alcuni tipi di cancro
  • l’allattamento al seno fa bruciare circa 500 kcal al giorno ad ogni mamma, se vuoi perdere il peso della gravidanza questo è il momento più giusto per farlo
  • l’allattamento al seno è una coccola super speciale e dolcissima tra te e il tuo bambino, se non è strettamente necessario, non rinunciarci.
13 Luglio 2018
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